mercoledì 7 marzo 2012

Il Minotauro, il Toro di Minos

<<Il Minotauro (Μινώταυρος) è una figura della mitologia greca. È un essere mostruoso e feroce metà uomo metà toro. Era figlio del Toro di Creta e di Pasifae regina di Creta. Il suo nome proprio è Asterio o Asterione.>> (wikipedia)

Tutti conosciamo, chi in maniera approfondita, chi in maniera superficiale, il mito che ci è stato sovente raccontato da bambini, a scuola, quando studiavamo la cultura greca e ci parlavano di Creta.

Ma chi è davvero il Minotauro, questo feroce predatore che addirittura divora carne umana?

Secondo la mitologia che ci è arrivata, il Minotauro è figlio della lussuria della moglie di Minosse che innanzi ad un toro di bellezza non comune desidera talmente questo animale da farsi costruire un macchinario nel quale nascondersi per potersi accoppiare con esso.

Dall'unione nasce, ovviamente, un essere a metà tra i due mondi,  aveva corpo umano ed era bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.

Il Re di Creta Minosse lo fece rinchiudere nel Labirinto, costruito dal valente Dedalo, così che  non potesse liberarsi nè essere facilmente raggiunto.

Che cosa c'è di vero in questa leggenda?
A parte la scarsa considerazione che si ha delle donne è qui davvero, a parte Arianna, che pure viene tratteggiata come una sciocchina che, ad un certo punto della storia proprio nel momento di coronare il sogno d'amore con Teseo si addormenta, tranne essere salvata poi da un Dio (Dioniso), la moglie di Minosse, Pasifae, è la figura chiave di tutto il mito.

E' scoperta archeologica recente, del secolo appena scorso, che nell'isola di Creta, in tempi antichi, quando c'erano i Minoici, appunto, ci fosse al governo non tanto un re maschio, come l'archeologo Arthur Evans si affrettò a ratificare non potendo egli concepire un potere che va al di là dell'uomo in quanto maschio, ma una sacerdotessa.

Si, perchè il simbolo del toro, cioè il cranio con le corna (il bucranio) è in realtà un simbolo antichissimo, addirittura preistorico ( sull'isola di Malta ce ne sono diversi esempi) che rappresenta l'utero femminile.
Rappresenta in maniera quasi perfetta l'anatomia femminile.

Il Minotauro, quindi, potrebbe essere non tanto quel mangiatore di fanciulli, mostro generato dalla lussuria di una donna, ma una sacerdotessa che nei momenti rituali indossava una maschera taurina per ratificare la femminilità e l'unione col divino, che passava, quindi, attraverso la Natura, rappresentata anche dal Toro.
minotauro
Figura chiave della storia è anche il Labirinto, che è un percorso iniziatico che ognuno di noi compie almeno una volta nella vita, e un'altra è proprio Arianna, che ci viene tramandata povera e indifesa e addirittura sciocca, ma che, in realtà, è la continuazione di quella stirpe di donne sacre che vivevano sull'isola di Creta prima dell'avvento distruttore dei Micenei e che, quindi, è destinata a scomparire.
arianna
Ma lo fa nella gloria, si innamora di lei Dioniso, il dio dell'ebbrezza e degli eccessi così femmineo nella sua passione e così furente nel suo andare, la porta con sè, a segnare che le antiche usanze non sono morte.
Dioniso e Arianna

Al di là di ogni considerazione che si possa fare o che si possa anche soltanto cercare di immaginare su uno dei miti più antichi e più iniziatici che ci sono, perchè la lettura deve sempre essere posta su più piani, il mito dell'essere per metà toro e per metà uomo resta uno di quelli più conosciuti e affascinanti.

martedì 7 febbraio 2012

I verdi bambini di Woolpit

Da un ragguardevole scrittore e cronachista che viveva nel Monastero di Coggeshall, nell'Essex, in Inghilterra, apprendiamo che nell'odierno villaggio di Woolpit, nel Suffolk, all'incirca alla fine del 1100, il nostro Ralph scrive nel 1210 e lo da per accaduto, vicino ad una caverna di St Mary's of the Wolf - Pits furono trovati un ragazzo e una ragazza dalla pelle completamente verde.

Trovati da dei contadini che non riuscirono a farsi intendere dai due trovatelli, li portarono dal loro castellano, sir Richard De Calne. Posti innanzi al cibo, i due ragazzi piansero e rifiutarono di mangiare tutto quel che veniva loro offerto, tranne entusiasmarsi per dei fagiolini verdi appena colti che divennero il loro cibo per diverso tempo.


Purtroppo però la cronaca di Ralph ci dice che il ragazzo morì presto mentre la ragazza, man mano che si adattava alla nuova vita, perdette pian piano il verde colorito della pelle. 
Ella mostrava uno stile di vita piuttosto eccentrico come lo era il racconto di quel che accadeva nel suo paese di origine nel quale, ella diceva, tutto era verde e il sole splendeva così poco da non esserci mai.
Stavano pascolando un gregge, lei e suo fratello, quando un suono li aveva attirati: delle campane suonavano niente di meno che in una caverna.
Lo avevano seguito all'interno dell'antro fino ad emergere in un chiarore accecante, la luce del sole, che li aveva storditi e svenuti erano stati ritrovati dai contadini.

Il racconto di Ralph fu arricchito e ampliato da un altro cronachista, tale William di Newburgh, che disse che i bambini erano arrivati al tempo della mietitura sotto il regno di Re Stefano (circa tra il 1135 e il 1154) e che i ragazzi impararono l'inglese e che la ragazza addirittura si sposò con un uomo di King's Lynn, nel Norfolk. Fu, sempre secondo William, la stessa ragazza a dichiarare che essi provenivano da una misteriosa Terra di San Martino, in cui il sole non splendeva mai, che erano cristiani e che al di là di un grande fiume tutti potevano vedere, nella loro Terra, una regione illuminata dal Sole.

Se sia una vera cronaca o se sia un racconto del Piccolo Popolo, non è ancora dato saperlo.
Quel che si sa, ad oggi, è che il mistero dei bambini verdi di Woolpit non è stato ancora svelato e che essi attendono ancora che qualcuno provi che la loro storia sia vera o un'invenzione, ammesso che a loro interessi.

lunedì 6 febbraio 2012

Il Tumulo del Grande Serpente, Ohio - Serpent Mound (USA)


Negli Stati Uniti d'America esistono centinaia di strani terrapieni che sono stati costruiti, con ogni probabilità, dai primi indigeni, ma pochi di questi posseggono la maestosità e il fascino di Serpent Mound, il Tumulo del Grande Serpente nello Stato dell'Ohio.

E' questo il più grande tumulo figurativo del mondo, finora conosciuto, dalla forma di sinuoso serpente dalla bocca spalancata che sembra danzare contorcendosi per circa 400 mt lungo il bordo di una scogliera che domina il torrente Bush Creek.


Il Serpente è alto 1.5 mt e largo 6 mt e nella bocca racchiude un singolo tumulo a forma di uovo.
Attribuito dapprima alla cultura Hopewell (700 aC-400 dC) o alla cultura Adena, oggi si è propensi a ritenere che sia stato costruito verso l'XI sec dC.
Si ignora ancora da chi sia stato eretto ma si conosce invece che è stato costruito ricorrendo all'argilla della valle sottostante seguendo un tracciato di pietre.

Di significato ancora oscuro, si possono avanzare delle ipotesi: da sempre il Serpente è associato all'acqua, quale fonte di vita e in alcune leggende dei Nativi Americani il serpente cornuto simboleggia il ruolo fertilizzante avuto dall'acqua.

Una caratteristica interessante, tra le altre, del tumulo in questione è la sua collocazione su un terreno di formazione criptovulcanica, quindi un luogo particolare di forte concentrazione di irregolarità del suolo dell'America Settentrionale: in epoca preistorica, qui, due grandi esplosioni di gas sotterraneo causarono grandi fratture nella crosta terrestre. 
La sua collocazione proprio qui, al di là del significato, non può essere casuale.

Il Re e il suo esercito

Rollright Stones, un complesso megalitico costituito da misteriose pietre contorte si trova a circa 28 km a Nord Ovest di Oxford, Inghilterra.

E' un sito preistorico e tra quelli inglesi forse quello col maggior numero di leggende che gli si attribuiscono.
La prima di queste narra di un Re che, in marcia con il suo esercito, incontrò una strega che, come tutte le streghe, gli fece una predizione: sarebbe riuscito a regnare su tutta l'Inghilterra se fosse riuscito a vedere il villaggio di Long Compton avanzando di soli sette passi. Ovviamente il re provò ma sorse di incanto un monticello che gli impedì la visuale agognata.
Ridacchiando, la strega pronunciò una maledizione che trasformò gli uomini in pietra ed ella stessa in un albero.
In maniera del tutto notevole negli anni Ottanta del secolo appena passato è stato scoperto dagli archeologi, che, il crinale che impedisce la vista da Long Compton dal sito, nasconde effettivamente un tumulo di origine preistorica.

Un'altra storia narra del Re, o meglio, del fatto che, se si taglia l'albero quando è in fiore, esso sanguini e la "Pietra del Re" giri il capo.
Un'altra ancora narra che le "Pietre degli Uomini del Re" a mezzanotte vadano a bere al vicino ruscello e che le Fate escano da un buco nel terreno e si mettano a danzare attorno alla Pietra.

In passato questa Pietra era oggetto di interesse nei culti della fertilità: giovani donne di notte la sfioravano coi seni, in cerca del dono della fecondità.
Oppure che le donne che posassero l'orecchio al gruppo dei monoliti detti "Cavalieri Sussurranti" potevano udire la risposta ai quesiti posti.

Il potere di guarire, di esser origine di strani fenomeni (luci e scariche elettriche) è da sempre attribuito da larghe fasce di popolazione ai siti preistorici e quello di Rollright non fa eccezione.
Nel 1919 la sig.ra Chapman asserì che dopo aver toccato uno dei monoliti del sito avvertì uno strano formicolio alla mano e al braccio e la sensazione assai netta di essere spinta.
Nel 1980 un altro visitatore invece riferì di aver visto "una pozza di luce bianca diffusa che sembrava salire dal terreno, salire sulle pietre e dissolversi". 

le Pietre del Re e del suo Esercito

Da secoli studiosi si affaccendano attorno al cerchio di pietre con varie strumentazioni ora rilevando alterazioni magnetiche ora fenomeni elettrici.
Di certo per adesso c'è che il sito, con la sua bellezza preistorica, conserva in sè il suo segreto e aspetta che qualcuno riesca a rivelarlo.

Iniziamo così...

...con la parola magica più usata e abusata nel corso del tempo.
Si, proprio lei, la famigerata ABRACADABRA!

Qualcuno ha provato a chiedersi da dove provenga?
Di certo ci ha provato il sig. John Allegro, studioso inglese dell'Antico Testamento, che la fa addirittura risalire ad un'espressione proveniente dalla Mesopotamia.

L'espressione presa in considerazione dallo studioso inglese è la seguente: AB BA TAB BA RI, ovviamente recitata in vari rituali accompagnata, egli sostiene, da un uso di droghe e sostanze allucinogene dei Sumeri antichi. Egli afferma anche che riecheggi nel lemma aramaico che significa "Dio" nella preghiera "pater noster" del Nuovo Testamento.

Si può però collegare anche ad Abraxas, che è un dio la cui immagine appare su alcuni amuleti risalenti a dopo il II sec dC.

Fu il medico dell'imperatore romano Settimio Severo, tale Quinto Sereno Sammonico, il primo a tentare di scrivere delle istruzioni per l'uso, nel 208 dC, di come la parola fosse da pronunciare: la si doveva scrivere su un pezzetto di carta che il paziente doveva portare legato al collo per nove giorni.

Quindi il pezzetto di carta doveva essere gettato in un torrente, da sopra la spalla, o in un corso di acqua che dirigesse verso Est.
La parola doveva essere scritta su 11 righe parallele, a lettere decrescenti, disposte a triangolo, con la punta verso il basso, in modo che a oghi riga scomparisse una lettera fino a che rimaneva solo l'ultima "a".
Ciò significava la progressiva riduzione del male sino alla sua totale sparizione.

ABRACADABRA
 ABRACADABR
  ABRACADAB
            ...

Oggi questa parola è usata solo in spettacoli di maghi da palcoscenico quando si esibiscono nei loro spettacoli.